SOGNO TEMESA

Sogno Temesa | Giovanni De Angelis

Una scelta molto precisa ha guidato Giovanni De Angelis (Napoli, 1969) nella realizzazione del progetto Sogno Temesa, in occasione della residenza Photograph-art 2015, raccontare l’antica città calabrese senza guardare l’attualità, ma semplicemente rivolgendosi al mito che la circonda. Partendo da quanto narrato da Pausania – scrittore e geografo greco, II d.C. – nel libro VI della Periegesi, Giovanni De Angelis ha elaborato un progetto volto a far rivivere il mito attraverso i suoi protagonisti, ritrovati dall’artista in alcuni giovani del luogo. Un lavoro introspettivo per dinamizzare il presente attraverso la leggenda, nella misura in cui lo scopo di Giovanni De Angelis, non è quello di proporre una verità, ma delle tematiche su cui riflettere. Pur essendosi cimentato in vari progetti sull’analisi delle città attraverso il paesaggio urbano, come Contemporary District o Istanbul Istanbul, in questo contesto, Giovanni De Angelis fotografo, ma anche e sopratutto artista, ha scelto di lavorare sul concetto del mito, che, per sua stessa definizione, rappresenta un ponte tra la realtà storica e quella immaginata dagli autori ed esegeti, per interrogarlo attraverso le persone coinvolte nella rappresentazione fotografica. Tuttavia, conscio dell’impossibilità di ricavare una risposta univoca, l’artista risolve l’opera in un paradosso, negando al fruitore la possibilità di cogliere lo sguardo dei personaggi rappresentanti, unico luogo mentale in cui si cela la verità.

Pausania racconta che Ulisse, durante il suo viaggio di ritorno verso Itaca approdò presso la città di Temesa, e che lì, durante una notte brava, inebriato dall’alcol Polite, un suo compagno, violentò una fanciulla del posto. I cittadini, scoperto l’accaduto, non esitarono a trucidare il giovane soldato ed Ulisse, desideroso di ritornare ad Itaca non si curò di dare degna sepoltura al compagno. La leggenda narra che da quel momento in poi il “daimon” di Polite, che prese il nome di Alybas, iniziò a perseguitare la cittadinanza, tanto che gli abitanti di Temesa pensarono di abbandonare la città. Tuttavia, la Pizia, consultata per la gravità dell’occasione, suggerì ai cittadini di non lasciare Temesa, e di costruire un’area sacra e un santuario per il demone cui avrebbero dovuto sacrificare ogni anno la vergine più avvenente del paese. Avvenne un anno che Eutimio, un valente pugile di Locri si trovasse a Temesa proprio durante il plenilunio, periodo del sacrificio. Egli incuriosito dal macabro rituale, chiese di poter vedere la fanciulla designata come vittima e al primo sguardo, contraccambiato, se ne innamorò. Fu così che Eutimio, vincitore tre volte ad Olimpia, le promise che si sarebbe battuto con il demone per salvarla ed averla in sposa. Ebbe così luogo un valoroso e leale combattimento in cui Eutimio sconfisse Alybas che trovando in battaglia la morte ottenne anche la pace eterna.

E’ significativo che nella leggenda greca anche il demone, abbia diritto ad una giusta morte per trovare la pace, e che, in un certo senso, dunque, fosse in attesa del valoroso pugile. Giovanni De Angelis parte da qui, per realizzare il suo progetto, un racconto sintetico fatto per immagini, in cui il momento di oscurità si contrappone esplicitamente a quello di luce. Ad ognuno dei quattro protagonisti De Angelis dedica una foto, andando a formare così due coppie ideali rappresentative di forze opposte. Tra loro un’ultima immagine dedicata alla luna piena sul mare, unica presenza silenziosa eppur reale della vicenda. Giovanni De Angelis, non si limita a rappresentare la leggenda così come viene narrata ma personalizza in maniera inequivocabile il racconto attraverso un particolare che, recentemente, investe tutta la sua opera. Ogni fotografia è infatti caratterizzata da una linea rossa che attraversa l’immagine, provocando nello spettatore un’iniziale inquietudine che subito dopo acquisisce la forma di una domanda.

Giovanni De Angelis, che nel suo lavoro ha sempre conferito estrema importanza agli occhi, intesi come prima identità di ogni essere umano, in “Sogno Temesa” annulla lo sguardo. Infatti la linea rossa che taglia tutte le immagini del progetto, passa esattamente sugli occhi dei protagonisti, andando a creare un fil rouge, una linea orizzontale, che unisce tutte le fotografie esposte e ne azzera le differenze. Anche la visione della luna piena, antica ed immutata testimone di quanto narrato, appare negata. In un certo senso, dunque, nel lavoro di Giovanni De Angelis non esiste una reale opposizione, le forze del bene e del male vengono equiparate, egli non concede a nessuno il beneficio della verità e demanda allo spettatore una visione attiva nella misura in cui ogni persona, davanti a questo progetto, non troverà una risposta sull’origine di Temesa, ma una domanda. Questo lavoro contiene, dunque, declinati in maniera totalmente libera e nuova, diversi elementi caratteristici del lavoro di De Angelis. La linea rossa, infatti, compare nella sua ricerca a partire dal 2014 per poi imporsi, come marchio costitutivo nel 2015 con la pubblicazione di Art Rewind #1. Tuttavia, se nei progetti precedenti, tale linea aveva un valore sempre diverso, di varco o di accesso all’immagine, qui ha un significato ben preciso, che rimane immutato nelle cinque fotografie che costituiscono il progetto, cancellando gli occhi, essa contraddice l’immagine, con lo scopo di privare il fruitore del fulcro principale della stessa ed innescare così una serie di quesiti. La linea rossa, inoltre, sottolinea ed accende un altro elemento ricorrente nella pratica artistica di Giovanni De Angelis, l’uso del bianco e nero modulato in diverse tonalità a seconda del significato che l’artista desidera attribuire all’immagine. Inoltre Sogno Temesa nell’apparente dicotomia proposta, tra forze positive e negative, permette di ravvisare un ulteriore carattere fondamentale dell’opera che ci riporta più in generale, alla ricerca di Giovanni De Angelis, ovvero il lavoro sul doppio, che l’artista porta avanti ormai da diversi anni. Lungo il corso della sua carriera Giovanni De Angelis si è concentrato sul tema dei gemelli andando a dimostrare come anche laddove sussiste l’apparente uguaglianza esiste sempre un’identità umana che è unica e irripetibile. Nel caso di Sogno Temesa il tema del doppio è dato, come osservato in precedenza, dal confronto tra le due coppie di personaggi, che, per quanto opposte, si ritrovano accomunate dalla linea rossa che le unisce, mettendole sullo stesso piano mitologico, che, per definizione, non implica l’affermazione di alcuna verità. La linea rossa in questo preciso contesto, dunque, pone in essere una sorta di allegoria, poiché rafforza ed evidenzia il carattere del mito, affascinante, seduttivo ma comunque lontano dalla certezza storica.

Ludovica Palmieri

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La Notte dei tempi – © Giovanni De Angelis

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La ragazza di Temesa – © Giovanni De Angelis

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ALYBAS – © Giovanni De Angelis

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La Vergine – © Giovanni De Angelis

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Eutymos  – © Giovanni De Angelis

 

Progetto realizzato in occasione della residenza d’artista – Photograph Art 2015 – a cura di Anna Cipparrone – Amantea 27 agosto – 2 settembre 2015

© Giovanni De Angelis

 

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